Finito Indefinito Infinito
Sono state le pagine autografe dello Zibaldone di Giacomo Leopardi che mi hanno gioiosamente incuriosito e portato a realizzare questa ricerca inerente ai tre concetti ai quali detta opera fa riferimento. Pertanto, da dislessico quale sono e da dilettante fotografo, ho messo a fuoco alcune mirate pagine dell'opera citata, editandole con il carattere Open Dyslexic che rende (non solo a me) il relativo testo più facilmente leggibile e comprensibile.
[…] L'architettura moderna, funzionale agli interessi della finanza e del commercio globalizzati, tende ad omogeneizzare e al fotografo rimangono due percorsi opposti e stridenti tra loro, documentare il contrasto storia-contemporaneità o prelevare quanto di estetico può compensare una perdita di identità. Franco Cingolani privilegia questa seconda via, un percorso iniziato qualche anno fa che ora si è intensificato con solide visioni estetiche sul filo di un erotico piacere fisico, frutto di un rapporto profondamente empatico con la Spagna, le città costiere e Barcellona in particolare. (Vincenzo Marzocchini su “Prelievi urbani” 2013)
[…] Franco in una delle sue confessioni scrisse che fotografare “è prendere coscienza di ciò che si rende sempre disponibile al mio sguardo; è anche un entrare in contatto visivo-sensitivo con quanto mi attrae o mi interroga […] Altrimenti perché fotografare?” Nella sua pratica la meraviglia , nel senso squisitamente filosofico del termine, della scoperta, s'alterna e intreccia al piacere del guardare che è sia contemplativo che costruttivo-riflessivo occasione privilegiata di relazione con l'ambiente, e fondamentale atto che restituisce senso a l'esistente, e all'interiorità del fotografo. (Serena Marchionni su "10 Foci" 2021)
[...] Le vedute naturali ed artificiali di Cingolani, che scivolano in voluti e ponderati ritagli architettonici, oscillano tra descrizione e trasfigurazione, tra narrativa e poesia. Le vedute si trasformano in visioni senza ricorrere alle alchimie della camera oscura o all’ausilio di tecnologie digitali per alterarne toni e tagli. […] La concezione artistica di Franco Cingolani, l’interpretazione e la resa iconica del mondo da parte del fotografo recanatese, seguono dei canoni estetici improntati all’ottimismo e proiettati nel futuro. Nelle sue immagini non leggiamo l’analisi critica dell’impatto ambientale esercitato dalle strutture architettoniche, piuttosto vi scorgiamo dei prelievi estetici inusuali suggeriti dall’incontro tra natura e artificio. Un modo di vedere tra i tanti possibili di cui disponiamo e possiamo usufruire. (Vincenzo Marzocchini su "Vedute e Visioni" 2010)
Correva l’anno 2014. Porto Recanati e i suoi nuovi aspetti e prospetti di edilizia abitativa si sono rivelati al mio sguardo ottimi riferimenti e pretesti per questo scopo. Il preesistente ambiente storico residenziale, fatte minime eccezioni, è stato volutamente saltato; solo piccoli “appunti”, più storici, ma sempre emblematici. Del resto, poco rimane di quanto risultava ancora visibile già nei primi anni del secolo ventesimo. Nel contempo non potevo non soffermarmi sull’aspetto marino-balneare del luogo, ricco di colore come tutto il suo agglomerato urbano; molta attenzione ad attrarre o quand’anche a confondere. Un percorso da nord a sud, partendo da una struttura di archeologia industriale per chiudere con la foce del fiume Potenza e del suo ambiente circostante. Discorso chiuso? Il discorso con il fotografico è sempre aperto, vorrei dire inesauribile, e Porto Recanati ne ha ancora tante di cose e di aspetti che attraggono, narrano e raccontano.
[...] Con la ripresa ravvicinata, Franco Cingolani si pone a metà strada tra il naturalismo fotografico e la macrofotografia e le riprese al microscopio con le quali possiamo scandagliare e fissare mondi fantastici lontani dalla realtà quotidiana percepita dall’occhio umano. La fotografia si trasforma allora in metafora. La macchina fotografica assume la funzione di strumento epifanico allorché ci permette di riconoscere forme evocatrici di altre forme note perché appartenenti all’esperienza quotidiana e che possono variare altresì da individuo a individuo perché il vissuto, il vedere e il percepire sono inderogabilmente personali. (Vincenzo Marzocchini su "ETNAnche" 2020)
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